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Da Sanremo alla Florida per amore del golf, Carlotta Ricolfi: “Il mio sogno? Giocare da professionista nel circuito LPGA” foto

L'atleta 18enne ripercorre la sua carriera di golfista costellata da grandi vittorie e piccole sconfitte che le hanno permesso di crescere

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Sanremo. Carlotta Ricolfi, 18 anni, è una ragazza sanremese di grande talento che si avvicina al sogno del golf professionistico. Oggi #R24young ha deciso di intervistarla per rivivere la sua storia, tra momenti emozionanti come il podio ai campionati europei del 2014 e momenti di sconfitta personale che però le hanno dato motivo di crescita. Ora Carlotta è in Florida per frequentare l’Università che le permette di studiare e di continuare anche la sua passione, il golf.

Quando hai iniziato a giocare a golf?

Da dove cominciare? Se penso a come ho iniziato a giocare a golf non posso non pensare ai pomeriggi passati al golf di Sanremo con mia mamma e mio papà entrambi golfisti ma faccio veramente fatica a dire l’età precisa in cui ho iniziato. Mio papà ama dire che sono nata in un “bunker”. Ho iniziato a giocare con i bastoni di plastica, per poi passare a quelli da bambino, poi in graffite e fino ad arrivare ai ferri in acciaio. Non è stato un percorso facile, lo ammetto. Quella pallina sembrava non voler fare mai quello che volevo io. All’inizio più che il mio livello di gioco sono stati anche gli amici e l’ambiente che si era creato a farmi continuare questo percorso, poi andando avanti con gli anni ho iniziato a fare qualche gara in giro per l’Italia non ottenendo grandi risultati, quelli poi sono arrivati dopo. Per esempio ricordo i primi campionati italiani baby dove sono arrivata quinta e dopo tanti sacrifici per me è stata una grande soddisfazione, qualcosa di magico. Pian piano, gara dopo gara sono riuscita a entrare nella Nazionale e da lì ho iniziato la mia esperienza a tutti gli effetti e a livello agonistico.

Cosa significa per te questo sport?

Ho sempre amato e amo tutt’ora l’atmosfera golfistica, le amicizie che ti crei, i viaggi che fai, i posti che vedi, le sfide che il golf ti propone e le soddisfazioni che regala. Per me il golf è sport, è vita, è divertimento. I miei genitori mi hanno aperto le porte di questo mondo bellissimo pur lasciandomi sempre la libertà di scegliere se giocare oppure no. Ma quando le piccole soddisfazioni arrivano non puoi farne a meno. Le prime vittorie, la prima convocazione a un corso della nazionale, la prima gara all’estero: ecco quei momenti ripagano tutte le sfide e le difficoltà che il golf porta con sé. Credo che il golf mi abbia fatto crescere soprattutto come persona. Il golf pone davanti sfide ogni giorno e abbattersi o mollare non esiste. Il golf è scuola di vita e nel mio caso è scuola della mia vita.

Qual’è stata l’esperienza più emozionante che hai vissuto?

Quando mi dici esperienza bellissima ciò che mi viene in mente sono sicuramente i campionati europei a squadre del 2014, era il mio secondo campionato europeo con la squadra Girls Under 18, siamo arrivate in semifinale e poi salite sul podio per la prima volta, è stata un’emozione unica, sentire l’inno della propria nazione e ancora di più eravamo veramente una squadra molto unita, molto amiche. Anche le vittorie individuali ti danno molte soddisfazioni, come quando ho vinto il campionato italiano non mi sembrava vero però il fatto di poter condividere emozioni con una squadra è indescrivibile. Inoltre quest’anno siamo arrivate seconde ai campionati europei “ladies” in Portogallo ed era dal 1986 che non succedeva, quindi è stato qualcosa di unico. Oltre tutti questi ricordi bellissimi ci sono state anche tante sconfitte personali, parecchie, che comunque, anche se nel momento ti possono portare a voler mollare, possono soltanto servire a dare la forza e la motivazione di continuare. L’anno scorso per esempio ho giocato con la mia Università in Florida, nel primo semestre ho giocato davvero bene ma poi nel secondo non sono riuscita a dare il meglio per entrare a far parte delle cinque scelte per fare parte del team che andava a fare le gare. Lì sono rimasta delusa ma ho avuto tempo di ritornare prima in Italia per allenarmi.

Come mai ti sei trasferita in Florida?

Per quanto riguarda la Florida, quando sono entrata in Nazionale ho iniziato a fare delle gare a livello mondiale in cui prendevano parte talent scout delle varie università americane per scoprire talenti ai quali offrire borse di studio. A me ne sono state offerte diverse, così due anni fa, a settembre, ho visitato molte università e ho scelto la Florida. Là tutte le università funzionano praticamente allo stesso modo: ognuna ha la propria squadra sportiva che può essere di nuoto, di tennis, di football e, come nel caso, di golf. All’interno dell’università ci sono studenti normali e atleti. Noi atleti abbiamo l’autorizzazione a saltare le lezioni per impegni sportivi, allenamenti settimanali e palestra. Un’esperienza che mi ha fatto crescere. All’inizio non è stato facile ad ambientarsi a questa visione del mondo. Ogni volta che torno però sono felice, questa esperienza è bellissima e mi sta dando tanto. Scegliere di andare a studiare in Florida non è stato facile, perché l’italia ha un buon livello di università. Purtroppo però il nostro Paese non ti permette di fare sport a causa dell’obbligo di frequenza, mentre qui riesco a far coincidere due cose: studiare e allenarmi. Senza dimenticare le possibilità di crescita e di imparare una lingua. Ci tengo a dire che non avrei mai potuto vivere tutto ciò senza l’appoggio dei miei genitori,so quanto sia stato difficile per loro lasciarmi andare via per prendere la mia strada.

Qual’è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è quello di diventare professionista di golf e giocare sul tour americano (LPGA). Ma non voglio lasciare troppe speranze al golf, il golf è uno sport fantastico ma anche imprevedibile. Giochi bene oggi, ma non sai cosa succederà domani. Il sogno golfistico non è l’unico, mi piacerebbe anche diventare direttrice di una banca importante. Ecco il motivo per il quale ho deciso di continuare a studiare, ho appena finito il mio primo anno universitario in Economia. Ciò non toglie che lotterò e mi impegnerò fino alla fine per diventare una buona professionista. Credo che mettere troppa pressione sul golf sia una scelta sbagliata. Per ora voglio godermi tutto ciò che amo del golf. Entrando a far parte della Nazionale ho trovato una famiglia, un gruppo di persone meravigliose, coaches fantastici pronti ad aiutarmi sempre, ho vissuto momenti indimenticabili, ho pianto e riso alla follia.

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